Betzo

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martedì, 13 giugno 2006
Addio, arrivederci, e cose cosi'

Ho deciso di smettere di scrivere. L’ho deciso oggi, anzi ieri, mentre spaccavo i viali andando in facoltà. Non c’ho pensato molto. E’ sorto cosi, come un ispirazione, in idea, un lampo di genio, insomma quelle cose per cui mi facevo contento. Ho deciso di non entrare nell’aula accendere l’amico mac e mettere tutto per iscritto. Che poi fa un po ridere il dire che smetto di scrivere scrivendolo. Probabilmente è una cosa momentanea, altrettanto facilmente sarà invece definitiva. Queste righe le lascio qui, alla mercè di spioni amici guardoni gente semplice e fancazzisti di internet. Ho molto da fare questo periodo, e sto indirizzando la mia vita verso scommesse non facili. Con protagonisti ignari, e a volte contrari. Sono giovane e sto decidendo come se avessi quarant’anni, e forse non sono più giovane come pensavo ed è il caso di prendersi un po di questa maturità che dovrei avere. Quindi ciao a tutti, anche se da qui vuoi un po’ perché scrivo sempre meno vuoi perché c’era un mondo ma s’è disintegrato contro il tempo non passa più molta gente. Spero un giorno di riscoprire il piacere di lasciarsi andare alle parole, senza misurarle o volerle usare per nascondersi, o uno qualsiasi delle migliaia di funzioni che possono avere. Grazie di tutto, a me, a voi, a chi mi sta vicino, a chi se n’è allontanato, a chi fa su e giù, prende un caffè e poi sparisce. E’ un bello sport, fidatevi.

E giacchè rileviamo qualche dettaglio và. Mi chiamo Raffaele, ed è inutile sviolinare la semilunga lista dei miei soprannomi, anche perché il web è grande e bene o male è collegato al mio lavoro, e svaria gente che ne è coinvolta non mi piace entri nella mia vita. Anche se attraverso un blog. Vengo dalla provincia di Lecce, ma al momento sono di passaggio spero.non.stabile su milano, al politecnico, nelle serate, in rotazione sui giradischi, sulla mia sedia ikea “stefano”, su treni aerei o su uno scooter autore di questo blog, betzo. Insomma, in giro. Venerdi lo porterò a fare il tagliando. E inizierà qualcosa di nuovo anche per lui. Fondamentalmente la sensazione di poter frenare, e di averne addirittura due, di freni. Sensazione nuova, per lui. E anche per me. Anche quando non vado in scooter.

Un saluto al volo a tutti, primi fra tutti mau, tommy, anju, buffalo, landi, geck, e tutta quella gente amica e non che passa di qui e legge. Un bacio a lei, che mi sta accanto, o almeno tenta, e ai miei pensieri che non hanno mai raggiunto queste pagine. Questo non credo sia un addio, probabilmente un giorno tornerò. Chissà forse domani domani, o se davvero son bravo a sognare forte, sullo scaffale di qualche piccola libreria di quartiere. Ma questa sarà un'altra storia. E di storie qua su non ce ne sono più.


Postato da: betzo alle 22:02 | commenti (7) | visioni, insulti saltuari, cose superflue, polygonate, girovaganze

mercoledì, 17 maggio 2006
questione di punte

Ho notato che sono un po di mesi che ci incontriamo. Ti trovo di solito sotto al portone di sinistra, tra due grondaie che scendono dal tetto. Ti becco spesso in cima a una scalinata, e mi ritrovo a guardarti da là, con gli anni fermi là. Ho notato che al citofono di casa tua non chiedo più di te. Dico il mio nome, basta. Infastidisce un po chi è dall’altra parte, forse no, forse ti incontro cosi spesso che sembro di casa.

Ho notato che è strano che ti incontro. Sulla punta della mia lingua, sia che tocchi la tua sia che tocchi le mie parole. Notavo che sono dall’altra parte d’italia, eppure ti incontro, in una viuzza con un senso solo di solito semplice parcheggio per negozi, senza perché.

 

Ho notato che ti trovo seduta dentro a un bagno, ogni tanto, e non ho imbarazzo a entrarci e farti una carezza, mentre ti incontro sulla punta delle dita. A volte t’ho notato anche tra le dita, mentre non riesco a unirle che un calore tra di esse mi infiamma il cuore l’anima e mi scalda. M’accorgevo che non sono più freddo e calmo e riposato, e ti incontro su un telefono chiuso di fretta e con fastidio o aperto nel momento più sbagliato. Ho notato che la parola sbagliato ha assunto una serie di significati diversi.

 

Ho notato che non vivo più d’orgoglio, e che fuori dalla finestra dei lampi squarciano il cielo. Ho notato che non ho più benzina nel cervello, e te dici che sei quella del mio cuore. Ho pensato che è un serbatoio pericoloso. Non ha l’indicatore del livello. Quando finisce che si fa?

Ho notato che sono pericolosamente scoperto dal lato vero della mia anima e che ne ho una sai? Era là ferma su un divano verde vari anni fa. Pensavo che saresti stata tu la prima, e li c’avevo ammazzato i miei sogni. M’han detto che stanno ancora là, anche se forse avrai notato, non mi ci siedo più.

 

Ho notato che non ricevo più lettere piene di sentimenti, sforzati in una riga d'inchiostro, e tentando di nasconderli là, come farli vedere e come negarli, che diciamo che non c sono. E ho notato che a me le lettere escono dalle dita con una facilità che erano anni e notti sullo studio nascosto dietro a un computer a scrivere e cancellare quelle lettere perchè ero giusto. E forse era meglio lasciarti il sorriso quando t'avrei consolato ancora una volta.

 

E niente, notavo che ho messo su ligabue, e non l’avrei mai fatto. Ho notato che mi sento di troppo, ma vincendo questa sensazione resto qui. Che magari forse a qualcosa servirò. O qualcosa ruberò.

E poi ho un desiderio. Poi un giorno te lo dico, se riesco a dire tutto.


Postato da: betzo alle 21:46 | commenti (1) | visioni, polygonate

giovedì, 04 maggio 2006
questione di armadi

Non scrivo più e i motivi sono tanti. Sarà perchè viaggio molto ultimamente, da e verso un punto ben definito nel mio cuore e l'amico mac mi accompagna e io ci scrivo dentro ma niente che poi verrà pubblicato qui. Sarà perchè sto crescendo, sto dimagrendo, e se fossi un saggio vecchio come son sempre stato fino ad ora direi che arriva un punto, o svariati punti nella vita in cui si mettono da parte alcune cose e se ne fanno di altre. Io ho ricominciato a frequentare l'università, e ho un obiettivo abbastanza netto e tento di raggiungerlo. Perchè mi apra la strada ad altri. Ho ancora le mie paure, certo, e sono molte, e per quanto se ne accantonino alcune altre escono da sotto il tavolo e tento di tenerle lontane. La stanchezza non fa cosi paura come prima, anche perchè chi mi sta accanto impara un po' a non esserne spaventata e stringe i denti e rimane. Sono scontroso ultimamente, penso molto a me, e un po di meno agli altri e per questo magari mi scuso con qualcuno ma ho un po di priorità saranno presuntuose ma stan là e voglio rispettarle. Ho incominciato a vedere un futuro, una casa, c'è qualcuno che dice che mi ama e io forse le credo, e non smetto di ripeterglielo. Fino alla noia molte volte. Ora vado in università, porto una data d'esame a casa e prenoto un altro aereo. E lo so il respiro mancherà sempre in quei tre quarti d'ora di pausa in cui non sai mai quando e soprattutto se chiama e se le va ma va cosi, 7 mesi son passati e ci si dirige verso l'ottavo tra un concerto e forse ancora una volta venezia. Intanto c'è stata Roma, con i suoi occhi vivi da bambina e non poteva mancare qualcosa che li per li quasi pressappoco forse rovinava tutto, ma va cosi. Stringo i denti, mi fido delle parole, e vado avanti. Un saluto a tutti.


Postato da: betzo alle 12:08 | commenti (1) | polygonate, girovaganze

venerdì, 14 aprile 2006
il mio piccolo paese contiene tantissima gente

Ho girato i sepolcri. che poi sepolcri non sono, secondo la passione cristo morirà domani. Però trattasi di tradizione del mio paese, e mano nella mano a 9 gradi sotto questo freddo primaverile che ci spezzava ci siam girati tutto il centro storico e oltre. e poi chissà dove siamo stati. faceva freddo, lo fa tutt'ora, tu dormi e io scrivo a poche centinaia di metri da te. muri e famiglie e letti singoli ci tengono lontani. e domattina tenterò di non rompere.

la mattina io mi sveglio da un incubo e ne creo un altro. che poi è destinato ad affievolirsi durante il giorno. non ne ho motivo di crearne, potrei essere l'uomo più felice del mondo. lo sono. ma la mia testa (e non so se sia quella) fa strani scherzi. per fortuna si trova delusa sempre a fine giornata, ma anche dopo poche ore, e io spero di non far danni con questi squilibri a cui non sono mai stato preparato. passeranno. tutti.
oggi per la prima volta in vita mia mi son ritrovato a pregare. mi attardavo davanti all'altare. è stato particolare. pregavo per me. non ci credevo tanto in Lui fino a poco tempo fa, poi ho notato che rende forti e mi son detto magari tentiamoci. insomma, lo sai perchè credo, lo sai cosa mi stai facendo imparare. e insomma mi son ritrovato là a chiedergli un favore. che già non ne chiedo mai, ma stavolta sembro non bastarmi da solo. e te hai sonno, che sei tanto stanca, e chiederti di reggermi quando ormai crolli, beh, ti reggo io, che son sempre l'uomo di casa. quella che verrà, a breve.
per il resto ti chiedo solo di non chiuderti, e di non sparire, e di continuare a pensare "anch'io", ogni volta che imbarazzato non sarò stanco di riperterti che ti amo.

l'estate laverà questo freddo, questione di settimane, concerti, aerei viaggi e passeggiate e baci a labbra strette.


Postato da: betzo alle 01:36 | commenti (1) | visioni, polygonate

lunedì, 20 marzo 2006
namo

un altra settimana un altro giorno un altra mattina un altro sole timido un altra lezione. primo pensiero sempre uguale: manca. uno in meno, in questo lento conto alla rovescia.


Postato da: betzo alle 08:02 | commenti (2) | polygonate

mercoledì, 15 marzo 2006
Raffa cuore d'ombra

Infognato come non mai dentro un progetto che non ha inizio, ma ha una fine ben certa, ho ricominciato la mia vita da zero, ho preso i due tre punti che mi auguro e mi stra auguro siano fissi, e se non lo sono tenterò di cementarli visto che ormai sono del settore, e ho ricominciato la facoltà a tempo pieno. In una valigia i sogni, quelli di sempre, che nessuno sa, e nell'altra non ne ho idea che c'era perchè l'ho lasciata a casa che betzo è uno scooter e può portare pochi pacchi. Ho portato qualcosa nel portafoglio. Una foto piccola piccola. Non parla però, e a volte mi chiedo perchè, e tento di non pensarci...
Torno a casa col respiro in gola, e inizio pian piano a gestire la stanchezza, che vi dirò, era una mia amica prettamente estiva e invece pram ce la portiamo tutto l'anno. Tento di non pensare, sperare fa male, e chiuso in un cono d'ombra aspetto e lavoro.
Il cellulare squilla sempre meno, sia che chiamano per il mio lavoro, sia che chiami per me, e questa solitudine ogni tanto ha quasi la meglio ma se si rinuncia a dormire per piacere e farlo solo per recuperare il gioco è fatto.
Il tempo dei sorrisi per ora è chiuso nel cassetto delle mutande, insieme alle mutande, per l'appunto, e se lo apro prendo solo le mutande e aspetto un po' che il sorriso stavolta o me lo creo (ipotesi mooolto triste) o qualcuno me lo regali. Anche se per poco.
Aspetto la fine del mese, questo weekend a firenze, entrare nell'ingranaggio del sistema sveglia univ lavoro cena letto lunedi venerdi ha portato un po' di paure (io sono vivo perchè vivo fuori da questo ciclo, odio i cicli, odio i loop, non produco musica elettronica e lavoro di vocali perchè odio i loop, non lo sapevate? ora lo sapete) ma pare che tutti mi dicano che è nel ciclo la vera vita quindi dopo un momento di sconforto, mi son messo a cercare. E spero che tu ti faccia trovare, e velocemente.
E poi io la valigia aperta sul divano la odio, perchè una casa ce l'ho, ed è la mia. E la valigia semmai la terrei pronta per un improvviso viaggio. E si ok milano fa schifo sto posto me ne andrò appena avrò un idea di casa altrove ma resta sempre mia, e si ok ci soffro a bestia ma te lo dirò ogni quindici giorni che la casa mia è qui ma te no, e questa non sarà la casa tua perchè è solo mia, e sogno una nostra, avendone un po' paura, ti dirò, mi dirò, vi dirò.
E intanto la bastardissima Landi è sparita! Affogata in ron tequila mexico e champagne per brindare all'incontro che se je metto le mani addosso prima de menarla jelo dico: a zia, te stai a perde il bello.
Partirò, perchè ho bisogno di un obiettivo. Senza, muoio. E lo sai, lo sapete, son fatto cosi. Se non sogno, muoio. E se non faccio di tutto per i miei sogni, non sono io.
E' che a volte nell'ombra fa freddo. E allora si vorrebbe un po' di calore, ma succedono tanti imprevisti e poi ognuno è fatto a modo suo e allora mi sfrego le mani e spero di resistere. E se ti decidi di fare un passo verso di me io non t'attacco, anzi, magari mi scaldo un po', che a volte ne ho bisogno anche se un po me ne vergogno. Allora ti ripeto che ti amo e non te lo dico.


Postato da: betzo alle 19:04 | commenti | polygonate

venerdì, 10 marzo 2006
piacevoli mancanze

Tu che conosci il cielo, saluta Dio per me, e digli che sto bene considerando che non conosco il cielo, però conosco te. Mi va di ringraziare puoi farlo tu per me? che intanto saremo in viaggio, digli pure che saremo in viaggio non lo so dove vado ma viaggio.
Tu che conosci il cielo, e poi conosci me, le sai le mie paure, mi sa che sai il perché che non conosco il cielo. Farò come potrò starò con la tua gente per capire solo un pò, facendolo il mio viaggio, aspettando il tuo di viaggio, cerco il pomeriggio di maggio che non lo so come ma ti stamperò un sorriso mentre guardi ligabue su un palco, a maggio. Dovrò salvarti da un'altra arca di noè impazzita sotto casa, o forse solo dalle unghiate di una gattina che ha paura delle carezze, sarà che quando svieni io trattengo il respiro, sarà che c'è una canzone sbagliata nel tuo cd, sarà che dormi come la tua mano tra la mia, sarà che respiri a tempo con le mie dita, sarà che la paura di perderti negli occhi tuoi non si ritrova, sarà che gli occhi potessero direbbero quello che la bocca per vergogna non dice, sarà che ci vuole un concerto uno stipendo stridore di denti e tanta forza e soprattutto una macchina comoda, e il mio petto, per farti rimanere. Sarà che forse dormi, ringraziando il cielo, e io parcheggio la betzy orgogliosa di esser stata utile al momento del bisogno dopo un rientro controvoglia nel garage. Sarà che il freddo non centrava niente, e dovrei ascoltarmi in cuore, sarà che parlo sottovoce, e poi mi dici di non pensare. sarà che piangi, e io mi chiedo se sei felice, sarà che il mare il vento è la tua collana e gli scogli gli orecchini, il cinabro le tue labbra e il mare il luccichio dei tuoi occhi nel buio, mentre ti guardo e muoio. sarà che ti scricchiolano le ossa, mentre respiri tra le mie braccia, sarà che non mi basti, e se vuoi puoi salire da me, non per saltarti addosso, che ormai sei stanca, ma per stare ancora insieme, se ti va.


Postato da: betzo alle 02:09 | commenti (4) | polygonate

mercoledì, 01 marzo 2006
Inizio ad avere una vita sola

Sono un attimo in bilico tra due posti. L'uno, è quello di sempre. L'altro è un suggerimento. Di fatto mi rendo conto che ho evitato per molto tempo di aprirmi. Il concetto su cui si basa la mia esistenza è il non aspettarsi niente. Il che non è un efferato cinismo ma al contrario un idea che è meglio dare esser presenti dare sempre na mano crear sorrisi e non aspettarsi niente. Un po' in culo al concetto che azione porta reazione, più che altro un processo di creazione della reazione stessa. Buon samaritanismo? Niente di che. Politica, probabilmente. Tanto per sparare una cosa a caso. Il buon samaritano è sempre finito ammazzato. Quindi, dicevo, apparentemente niente di nuovo.
Il problema di fondo è, che alla fine dell'italia come dice la Nannini, un bacio fa rumore. Svuota l'aria mette il cuore sottovuoto gli ruba l'aria e per tutto il tempo hai la sensazione che qualcosa manchi sempre. Fino al prossimo.
Oggi ho riscoperto mio padre, e che significhi accettarmi. Ho riscoperto che si può esser felici anche quando non c'è veramente nessun motivo per esserlo. E come andrà andrà, finalmente, anche per me, e se adesso riesci a farlo pure tu, prenderò l'ultimo treno della sera per stringerti tra le mie braccia.


Postato da: betzo alle 01:30 | commenti (2) | polygonate

giovedì, 05 gennaio 2006
partenza o ritorno

Anche se ancora non sono uscito dalla vasca da bagno, mi manca il mare più di qualsiasi respiro...


Postato da: betzo alle 09:43 | commenti | visioni, polygonate, girovaganze

mercoledì, 07 dicembre 2005
dimmi cosa pensi e ti dirò se ci sono..

Sono geloso di te. Ma non di tutto, anzi.
Pensavo questo mentre giravo per milano, le macchine mi innervosivano e vedevo i cumuli di neve ormai ghiaccioli grigi saltuariamente al bordo della strada. Pensavo e ripensavo, muginavo e rimuginavo, ogni tanto una frenata, e un tentativo di suicidio che capivo solo mentre mi accorgevo di stare andando a sbattere contro qualcosa perchè il muginamento non mi faceva guardare dove andavo. Ed ora sono le 4 di notte ancora scarico da siti improbabili materiale non per me e tra qualche ora si parte e 12 ore di treno ammazzeranno l'attesa. Sono geloso della tua attenzione. Solo di quella, magari son strano o sei l'unica di cui mi importi l'attenzione. Io, che sembra pensi a tutti ma solo a te. E te, il contrario. Boh? E' tardi, e probabilmente ci penserò dormendo. Tra me e me.


Postato da: betzo alle 03:49 | commenti | cose superflue, polygonate