visitato *loading* volte
Ho deciso di smettere di scrivere. L’ho deciso oggi, anzi ieri, mentre spaccavo i viali andando in facoltà. Non c’ho pensato molto. E’ sorto cosi, come un ispirazione, in idea, un lampo di genio, insomma quelle cose per cui mi facevo contento. Ho deciso di non entrare nell’aula accendere l’amico mac e mettere tutto per iscritto. Che poi fa un po ridere il dire che smetto di scrivere scrivendolo. Probabilmente è una cosa momentanea, altrettanto facilmente sarà invece definitiva. Queste righe le lascio qui, alla mercè di spioni amici guardoni gente semplice e fancazzisti di internet. Ho molto da fare questo periodo, e sto indirizzando la mia vita verso scommesse non facili. Con protagonisti ignari, e a volte contrari. Sono giovane e sto decidendo come se avessi quarant’anni, e forse non sono più giovane come pensavo ed è il caso di prendersi un po di questa maturità che dovrei avere. Quindi ciao a tutti, anche se da qui vuoi un po’ perché scrivo sempre meno vuoi perché c’era un mondo ma s’è disintegrato contro il tempo non passa più molta gente. Spero un giorno di riscoprire il piacere di lasciarsi andare alle parole, senza misurarle o volerle usare per nascondersi, o uno qualsiasi delle migliaia di funzioni che possono avere. Grazie di tutto, a me, a voi, a chi mi sta vicino, a chi se n’è allontanato, a chi fa su e giù, prende un caffè e poi sparisce. E’ un bello sport, fidatevi.
E giacchè rileviamo qualche dettaglio và. Mi chiamo Raffaele, ed è inutile sviolinare la semilunga lista dei miei soprannomi, anche perché il web è grande e bene o male è collegato al mio lavoro, e svaria gente che ne è coinvolta non mi piace entri nella mia vita. Anche se attraverso un blog. Vengo dalla provincia di Lecce, ma al momento sono di passaggio spero.non.stabile su milano, al politecnico, nelle serate, in rotazione sui giradischi, sulla mia sedia ikea “stefano”, su treni aerei o su uno scooter autore di questo blog, betzo. Insomma, in giro. Venerdi lo porterò a fare il tagliando. E inizierà qualcosa di nuovo anche per lui. Fondamentalmente la sensazione di poter frenare, e di averne addirittura due, di freni. Sensazione nuova, per lui. E anche per me. Anche quando non vado in scooter.
Un saluto al volo a tutti, primi fra tutti mau, tommy, anju, buffalo, landi, geck, e tutta quella gente amica e non che passa di qui e legge. Un bacio a lei, che mi sta accanto, o almeno tenta, e ai miei pensieri che non hanno mai raggiunto queste pagine. Questo non credo sia un addio, probabilmente un giorno tornerò. Chissà forse domani domani, o se davvero son bravo a sognare forte, sullo scaffale di qualche piccola libreria di quartiere. Ma questa sarà un'altra storia. E di storie qua su non ce ne sono più.
Come magari qualche vispo nota, è cambiato il template. anzi, la combinazione di colori. Un passo alla volta, questa fa cagare, per'altro mi si è aggiornato il colore del testo solo di alcuni posts, piano piano provvederò a far funzionare tutto e a non urtare la sensibilità dei vostri occhietti cari carucci, cecatevi. Da buon cinico oggi pensavo odio i blog, poi da manuale ho pensato cazzo io ho un blog, e m'è tornata in mente una battuta del nuovo spettacolo di Albanese che citava "io non ho nemmeno una password". Io si, ne ho a palla, e ovviamente, in barba ai principi di sicurezza acquisiti in anni e anni di web è pressocchè la stessa per tutto, dal conto in banca all'email scrausa inutilizzata. Navigavo in giro per la rete e mi sono imbattuto nella donnapolaroid che dai suoi 26anni (ehmehm citare l'età di una donna è maleducato come chiederla?) riassume il mio stato d'animo pre.esame: ".. sono in uno di quei momenti in cui mi sento l'unica ex liceale promettente di un corso X che è rifinita a fare la casalinga con sette figli .." e divagazioni varie sul tema. Ora, da ste pagine trasuda angoscia tristezza e sgomento e tutte quelle cose che rendono blog e diari per lo più o incredibilmente simili o incredibilmente noiosi ma, senza voler primeggiare su tutti i colleghi di noia, sinceramente me ne frego alquanto. Come da buon luogo comune scrivo per autoreferenzialità e sfogo personale e quindi carburo parole li per li senza tanto pensarci. Che poi è da un qualche giorno che tra un simpson e un altro penso di chiuderlo sto blog, e ricominciare le vecchie emai, riallacciare rapporti con gente che non vedo e non scrivo da mesi e soprattutto ditemi un po' sta cosa che i post devono essere concisi senno si perde l'attenzione del lettore. Una sorta di buonissimo bicchiere di vino ma guai a scolarsi la bottiglia. ma vaffanculovà.
Comunque, come accennavo prima, andai ordunque a questo spettacolo d'albanese, psycoparty, teatro smeraldo. Con betzo, ovviamente, e stefano che si prestò alla novità del teatro. Che poi, parliamone, Betzo, è uno scooter. Molti lo sanno, qualcuno fino a mo' l'aveva intuito, ma si tratta di quello. E cosi su due righi sputtano tutto? Ma si dai, facciamo conoscere il tutto.
Betzo è una sorta di sostituto momentaneo della Betzy, la mia automobilina (già sta cosa di dare il nome alle cose -per'altro solo betzo e betzy hanno un nome e vorrei precisarlo- mi fa sembrare alquanto infantile, poi scrivere automobilina è proprio un invito a cena al pregiudizio...) che sta a casa mia, dall'altra parte d'italia. Una 500, non modello classico, una verde metallizzato relativamente nuova, che più che altro è il sinonimo fisico e tangibile della mia indipendenza, mentale (per quanto ci si possa credere), diciamo intellettuale, fisica, e se vogliamo in parte economica; oltre a tutta una serie di ricordi vite rischiate notti insonni e notti di dormite al volante e posizioni scomode e lividi e alcool e viaggi in improbabili vie e la salerno reggiocalabria a sfidare la tempesta e tutte quelle piccole cose che solo chi nella betzy c'è stato sa. A milano la betzy oltre ad essere un lusso che non posso avere, non c'è mai arrivata, e ci sta betzo. Che nel traffico mi rende comunque agevole lo spostare queste annose membra e mi dona una sorta di indipendenza che dopo anni di mezzi pubblici e orari imposti apprezzo. Tuttavia betzo non essendo solo un oggetto, ma una sorta di proiezione della mia indipendenza anche dal dizionario italiano visto che uso i termini a caso perchè non mi vengono quelli giusti, ha quindi una sua identità se vogliamo anche solamente una sorta di pretesto e un gioco di terza persona che mi aiuta a scrivere. Oltre al fatto che Betzo comunque ha un volto e delle sembianze ed è esattamente l'omino alla bottiglia che controlla tutto da li su. Bel pippone no? Beh, ora che sapete tutto, preparatevi, il resto vi sembrerà noia.
Vaffanculo a me. Prima di tutto, e niente sofismi. Se non esistesse il Mio punto di vista, il Mio orgoglio, la Mia visione delle cose, e tutte quelle minchiate che fanno di Me un Io non esisterebbero tutti quei problemi del cazzo per cui io mi sento, ne provo l’esistenza su questo Me che se non esistesse e non pensasse e non sentisse e non provasse soprattutto non ci sarebbero emozioni brutte di sorta. E quindi vaffanculo a Me. Emozioni insoddisfazioni dolori hype e depressioni comprese. E se perdo in questa bolgia qualche frammento di felicità, restami accanto e ricostruiscimela ti prego ma fa che io non senta più questo Me pulsarmi dentro. E quindi vaffanculo per me e non romperMi i coglioni.
Prima di tutto mi scuso con te, raro lettore di questo blog, per le tue visite degli ultimi giorni rimaste deluse. Vedi, sono stato impegnato. In realtà qui il mondo cresce intorno a me e la cosa mi sconcerta. C'è chi parte va dall'altra parte del mondo, fosse anche a pochi chilometri da qui e fa scattare in me la molla della mancanza. C'è chi passa chilometri per riscoprirsi ragazzina, e dopo anni passati a credersi vecchia è contenta di scoprire queste ventate di freschezza, chi finisce le giornate stanca morta e senza di me. C'è persino chi si ricorda di me a un passo dal matrimonio e con un figlio in grembo, per poi far saltare tutto e se fosse un film m'avrebbe chiesto di sposarla e io avrei detto no, lei avrebbe pianto e avrebbe detto "dille che è proprio fortunata". E'successo tuttavia in parte. Che vita interessante vè? Mettici anche che sto facendo un sacco di contante con effettivo poco sforzo, ma la contentezza mi sfiora come l'hype, solo a momenti. Ieri si discuteva che la monogamia è dettata dall'egoismo. Pochi minuti e la soluzione logica in realtà è stata il contrario. La poligamia è un egoismo. E come tale, l'animale egoista umano ne aspira per mettere a tacere la coscienza. Però ci sta il cervello, che fa uscire fuori quello che è il cuore. E via su per giù verso discorsi apocalittici e melassati fino alla totale noia.Restavo solo in silenzio col piano di amelie.
Ho passato il vecchio pc su un nuovo hd e questo ha portato più stabilità, ma infinita incertezza. Una delle poche certezze della vita è la playlist di winamp costruita di canzoni che senti tutto il giorno, selezionate noiosamente nei mesi e li, sempre a darti soddisfazione. Non per il lavoro nel selezionarle, ma perchè se durano mesi effettivamente non saran cosi sbagliate. Poi fondamentalmente non beccare Mau la mattina mi sta cambiando a poco a poco. Mi chiedo che faccia, se è contento, se l'apnea lavorativa e sociale che ha (da me forse solamente) adottato funziona. Son contento per lui, per il suo blog, anche se va a rilento anch'esso.
Giacchè ci sono ciao Chen, che so che passi, tuo malgrado, da qui.Cancello qualche post vecchio di una riga sola, anzi no ho cambiato idea. Ieri sera m'è stato detto da Buffalo, my best friend ova years, suvvia andiamo di tribute stanotte, la seguente frase che esorcizzo tra queste pagine, seppure html: "Quando non ci sarai più, ci sarai comunque". Li per li l'ho presa per un, scasserai sempre il cazzo. Poi tra un po d'emozione mentre accendevo betzo e lo sbloccavo dal palo slegando la catena m'è stata spiegata che alludeva al caso di mia dipartita ultraterrena E che sarei mancato. Il punto è che nessuno di noi due, e nemmeno betzo, ha mai programmato, nè intende farlo, dipartite varie. Ma nemmeno gite domenicali. Quindi bestemmiando ho esorcizzato nel casco tutto quanto.
E' che quando si è tristi si pensa a cosa c'è di bello. E forse un amico li diventa apprezzato come tesoro. Ma quante parole e luoghi comuni sto sparando oggi? Sarà la stanchezza. E poi mi mancava scrivere, anche se non ho niente da dire.
No. Aspettate, altrochè. Prima però bisogna che anticipi qualcosa su Luca. Dicesi Luca un uomo, di un quarto di secolo, mezzo biondo, ma non tinto, proveniente dalla Valtellina, zona a me sconosciuta prima dell'arrivo di Luca, e credo che finchè lui non arriverà a casa vostra, nemmeno voi saprete dov'è ubicata la sua residenza. Probabilmente, nemmeno lui conosceva il mio posto d'origine. Luca vive a casa mia, anche se ha una casa. Non ci dorme, grazie a Dio, perchè questo credo porrebbe un freno alla sua esistenza, e gioia di vivere, qualche ora quotidiana, in casa mia. Lui quindi conosce anche Iberna, e i suoi prodigi.
Luca, ha un piccolo particolare, che lo distingue da tutti gli altri. E' unico, e con questo non voglio dire che sia stupido, o idiota, o genio (..), mi limiterò a usare la parola Unico. Nella sua Unicità, luca delira periodicamente. Ma si tratta perlopiù di deliri che dalle sue parti son presi per normalità. Tipo io uso Luca come modo per apprendere i Simpson. Lui durante i simpson si piegà a metà dalle risate, fa a pezzi i divano contorcendovisi, fa urla e grida, che ti fan capire che quella puntata, e quel momento dei simpson, è esilarante. Io sorrido, ma ora grazie a luca, apprezzo di più i simpson.