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Mia madre sbatte tutt'ora la tovaglia usata per il pranzo sulla veranda nel giardino. Esce dalla porta dopopranzo e butta per terra le briciole. Tanto non sporca. Tempo qualche minuto e come nel migliore libro per bambini gli uccellini vengono a mangiarsele, o qualche formica spaurita se le porta via. Al pomeriggio, è già tutto pulito.
Qui a milano io ho la stessa abitudine. Peccato che non ce ne siano, di volatili. E nemmeno i piccioni apprezzano. Quindi dopo qualche giorno prendo la scopa, e le butto di sotto. Povere briciole.
Ah si, ho scritto ancora sul blog. vedi? forse era solo una cosa passeggera. Boh.
Ho deciso di smettere di scrivere. L’ho deciso oggi, anzi ieri, mentre spaccavo i viali andando in facoltà. Non c’ho pensato molto. E’ sorto cosi, come un ispirazione, in idea, un lampo di genio, insomma quelle cose per cui mi facevo contento. Ho deciso di non entrare nell’aula accendere l’amico mac e mettere tutto per iscritto. Che poi fa un po ridere il dire che smetto di scrivere scrivendolo. Probabilmente è una cosa momentanea, altrettanto facilmente sarà invece definitiva. Queste righe le lascio qui, alla mercè di spioni amici guardoni gente semplice e fancazzisti di internet. Ho molto da fare questo periodo, e sto indirizzando la mia vita verso scommesse non facili. Con protagonisti ignari, e a volte contrari. Sono giovane e sto decidendo come se avessi quarant’anni, e forse non sono più giovane come pensavo ed è il caso di prendersi un po di questa maturità che dovrei avere. Quindi ciao a tutti, anche se da qui vuoi un po’ perché scrivo sempre meno vuoi perché c’era un mondo ma s’è disintegrato contro il tempo non passa più molta gente. Spero un giorno di riscoprire il piacere di lasciarsi andare alle parole, senza misurarle o volerle usare per nascondersi, o uno qualsiasi delle migliaia di funzioni che possono avere. Grazie di tutto, a me, a voi, a chi mi sta vicino, a chi se n’è allontanato, a chi fa su e giù, prende un caffè e poi sparisce. E’ un bello sport, fidatevi.
E giacchè rileviamo qualche dettaglio và. Mi chiamo Raffaele, ed è inutile sviolinare la semilunga lista dei miei soprannomi, anche perché il web è grande e bene o male è collegato al mio lavoro, e svaria gente che ne è coinvolta non mi piace entri nella mia vita. Anche se attraverso un blog. Vengo dalla provincia di Lecce, ma al momento sono di passaggio spero.non.stabile su milano, al politecnico, nelle serate, in rotazione sui giradischi, sulla mia sedia ikea “stefano”, su treni aerei o su uno scooter autore di questo blog, betzo. Insomma, in giro. Venerdi lo porterò a fare il tagliando. E inizierà qualcosa di nuovo anche per lui. Fondamentalmente la sensazione di poter frenare, e di averne addirittura due, di freni. Sensazione nuova, per lui. E anche per me. Anche quando non vado in scooter.
Un saluto al volo a tutti, primi fra tutti mau, tommy, anju, buffalo, landi, geck, e tutta quella gente amica e non che passa di qui e legge. Un bacio a lei, che mi sta accanto, o almeno tenta, e ai miei pensieri che non hanno mai raggiunto queste pagine. Questo non credo sia un addio, probabilmente un giorno tornerò. Chissà forse domani domani, o se davvero son bravo a sognare forte, sullo scaffale di qualche piccola libreria di quartiere. Ma questa sarà un'altra storia. E di storie qua su non ce ne sono più.
Non scrivo più e i motivi sono tanti. Sarà perchè viaggio molto ultimamente, da e verso un punto ben definito nel mio cuore e l'amico mac mi accompagna e io ci scrivo dentro ma niente che poi verrà pubblicato qui. Sarà perchè sto crescendo, sto dimagrendo, e se fossi un saggio vecchio come son sempre stato fino ad ora direi che arriva un punto, o svariati punti nella vita in cui si mettono da parte alcune cose e se ne fanno di altre. Io ho ricominciato a frequentare l'università, e ho un obiettivo abbastanza netto e tento di raggiungerlo. Perchè mi apra la strada ad altri. Ho ancora le mie paure, certo, e sono molte, e per quanto se ne accantonino alcune altre escono da sotto il tavolo e tento di tenerle lontane. La stanchezza non fa cosi paura come prima, anche perchè chi mi sta accanto impara un po' a non esserne spaventata e stringe i denti e rimane. Sono scontroso ultimamente, penso molto a me, e un po di meno agli altri e per questo magari mi scuso con qualcuno ma ho un po di priorità saranno presuntuose ma stan là e voglio rispettarle. Ho incominciato a vedere un futuro, una casa, c'è qualcuno che dice che mi ama e io forse le credo, e non smetto di ripeterglielo. Fino alla noia molte volte. Ora vado in università, porto una data d'esame a casa e prenoto un altro aereo. E lo so il respiro mancherà sempre in quei tre quarti d'ora di pausa in cui non sai mai quando e soprattutto se chiama e se le va ma va cosi, 7 mesi son passati e ci si dirige verso l'ottavo tra un concerto e forse ancora una volta venezia. Intanto c'è stata Roma, con i suoi occhi vivi da bambina e non poteva mancare qualcosa che li per li quasi pressappoco forse rovinava tutto, ma va cosi. Stringo i denti, mi fido delle parole, e vado avanti. Un saluto a tutti.
La sensazione di impotenza ammazza chiunque. Non c'è bisogno che ve lo spiego io, che già è tanto se mi leggete. Io oggi quasi a comprovarlo ancora l'ho ritestata ancora una volta. Come? Non ve lo dico, è un blog, mica per forza una finestra sul meravoglioso mondo dei cazzi miei.. Diciamo solo che comunque ho testato che non è piacevole. In ogni caso, la sensazione di impotenza è logicamente secondaria a quella della mancanza di soluzione. Credo esista un termine italiano per dirlo ma guai a saperlo mo.. non sarei ignorante come sono. L'attimo in cui un problema si dichiara tale e l'unica cosa da fare è "andiamo avanti", se ti va, prima o poi si risolverà, e se non si risolve s'andrà ancora un po più in là. Come ingegnere o ridicolosamente aspirante tale (giusto oggi m'è stato detto "te avresti potuto sfondare in qualsiasi lavoro al mondo tranne che in quello che stai facendo"... là) la soluzione la cerco sempre. Ma a volte la soluzione sta nel non trovarla. Put it on hold on, e via. Resti in attesa per non perdere la priorità acquisita. E via di musichette del cazzo fino a notte fonda! Che bella l'invenzione del punto esclamativo, ne metterei a sproposito.
E daje, che è tardi, si son finite l'ultime cose e domani tenterò di avvicinarmi a sta laurea, con tutto quello che comporta. ta tà.
Come magari qualche vispo nota, è cambiato il template. anzi, la combinazione di colori. Un passo alla volta, questa fa cagare, per'altro mi si è aggiornato il colore del testo solo di alcuni posts, piano piano provvederò a far funzionare tutto e a non urtare la sensibilità dei vostri occhietti cari carucci, cecatevi. Da buon cinico oggi pensavo odio i blog, poi da manuale ho pensato cazzo io ho un blog, e m'è tornata in mente una battuta del nuovo spettacolo di Albanese che citava "io non ho nemmeno una password". Io si, ne ho a palla, e ovviamente, in barba ai principi di sicurezza acquisiti in anni e anni di web è pressocchè la stessa per tutto, dal conto in banca all'email scrausa inutilizzata. Navigavo in giro per la rete e mi sono imbattuto nella donnapolaroid che dai suoi 26anni (ehmehm citare l'età di una donna è maleducato come chiederla?) riassume il mio stato d'animo pre.esame: ".. sono in uno di quei momenti in cui mi sento l'unica ex liceale promettente di un corso X che è rifinita a fare la casalinga con sette figli .." e divagazioni varie sul tema. Ora, da ste pagine trasuda angoscia tristezza e sgomento e tutte quelle cose che rendono blog e diari per lo più o incredibilmente simili o incredibilmente noiosi ma, senza voler primeggiare su tutti i colleghi di noia, sinceramente me ne frego alquanto. Come da buon luogo comune scrivo per autoreferenzialità e sfogo personale e quindi carburo parole li per li senza tanto pensarci. Che poi è da un qualche giorno che tra un simpson e un altro penso di chiuderlo sto blog, e ricominciare le vecchie emai, riallacciare rapporti con gente che non vedo e non scrivo da mesi e soprattutto ditemi un po' sta cosa che i post devono essere concisi senno si perde l'attenzione del lettore. Una sorta di buonissimo bicchiere di vino ma guai a scolarsi la bottiglia. ma vaffanculovà.
Comunque, come accennavo prima, andai ordunque a questo spettacolo d'albanese, psycoparty, teatro smeraldo. Con betzo, ovviamente, e stefano che si prestò alla novità del teatro. Che poi, parliamone, Betzo, è uno scooter. Molti lo sanno, qualcuno fino a mo' l'aveva intuito, ma si tratta di quello. E cosi su due righi sputtano tutto? Ma si dai, facciamo conoscere il tutto.
Betzo è una sorta di sostituto momentaneo della Betzy, la mia automobilina (già sta cosa di dare il nome alle cose -per'altro solo betzo e betzy hanno un nome e vorrei precisarlo- mi fa sembrare alquanto infantile, poi scrivere automobilina è proprio un invito a cena al pregiudizio...) che sta a casa mia, dall'altra parte d'italia. Una 500, non modello classico, una verde metallizzato relativamente nuova, che più che altro è il sinonimo fisico e tangibile della mia indipendenza, mentale (per quanto ci si possa credere), diciamo intellettuale, fisica, e se vogliamo in parte economica; oltre a tutta una serie di ricordi vite rischiate notti insonni e notti di dormite al volante e posizioni scomode e lividi e alcool e viaggi in improbabili vie e la salerno reggiocalabria a sfidare la tempesta e tutte quelle piccole cose che solo chi nella betzy c'è stato sa. A milano la betzy oltre ad essere un lusso che non posso avere, non c'è mai arrivata, e ci sta betzo. Che nel traffico mi rende comunque agevole lo spostare queste annose membra e mi dona una sorta di indipendenza che dopo anni di mezzi pubblici e orari imposti apprezzo. Tuttavia betzo non essendo solo un oggetto, ma una sorta di proiezione della mia indipendenza anche dal dizionario italiano visto che uso i termini a caso perchè non mi vengono quelli giusti, ha quindi una sua identità se vogliamo anche solamente una sorta di pretesto e un gioco di terza persona che mi aiuta a scrivere. Oltre al fatto che Betzo comunque ha un volto e delle sembianze ed è esattamente l'omino alla bottiglia che controlla tutto da li su. Bel pippone no? Beh, ora che sapete tutto, preparatevi, il resto vi sembrerà noia.
E cosi non mi hai più scritto. Sarà che non ispiro simpatia, sarà che ti manca il piano di amelie e hai deciso di non scrivere più. C'eri quasi, dovevo solo non sparare cazzate, magari tacere avrebbe aiutato. Sarebbe stato divertente, per dirla alla buffalo, strano, che è un po un misto tra divertente bello e inaspettato. E poi forse perchè dopo anni sfondare questo muro delle cose serie, lascialo là. Che nse sa mai cosa è meglio o forse no. Vabbeh, può darsi che solo hai rimandato di scrivermi, ma per quel poco che ti conosco, hai floppato alla fine. Certo per l'incerto, aschia immanente, e via verso la soluzione più logica. E si che stavolta la carica ci stava. Forse solo un po di circostanze mancavano. Io che per una volta non posso, ho da fare. Non era mai successo, potrai perdonarmi? Chissà. Intanto non rompere i maroni, e visto che il tuo telefono ovviamente è spento, slega sto numero locale e muri muretti e pilastri di cose serie non impediranno che scendo al callcenter e ti faccio na telefonata no? Giusto che la prossima volta che stai per porre fiducia in me non tentare di floppare, anche se sai che comunque apparenze di buon samaritano a parte sei una delle pochissime persone per i quali ci sarà comunque e sempre una prossima volta. Notte anche a te, anche se al massimo stai cenando.
Anche se ancora non sono uscito dalla vasca da bagno, mi manca il mare più di qualsiasi respiro...