Betzo

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venerdì, 17 novembre 2006
Si Vola

Mia madre sbatte tutt'ora la tovaglia usata per il pranzo sulla veranda nel giardino. Esce dalla porta dopopranzo e butta per terra le briciole. Tanto non sporca. Tempo qualche minuto e come nel migliore libro per bambini gli uccellini vengono a mangiarsele, o qualche formica spaurita se le porta via. Al pomeriggio, è già tutto pulito.
Qui a milano io ho la stessa abitudine. Peccato che non ce ne siano, di volatili. E nemmeno i piccioni apprezzano. Quindi dopo qualche giorno prendo la scopa, e le butto di sotto. Povere briciole.
Ah si, ho scritto ancora sul blog. vedi? forse era solo una cosa passeggera. Boh.


Postato da: betzo alle 04:00 | commenti (1) | cose superflue, girovaganze

martedì, 13 giugno 2006
Addio, arrivederci, e cose cosi'

Ho deciso di smettere di scrivere. L’ho deciso oggi, anzi ieri, mentre spaccavo i viali andando in facoltà. Non c’ho pensato molto. E’ sorto cosi, come un ispirazione, in idea, un lampo di genio, insomma quelle cose per cui mi facevo contento. Ho deciso di non entrare nell’aula accendere l’amico mac e mettere tutto per iscritto. Che poi fa un po ridere il dire che smetto di scrivere scrivendolo. Probabilmente è una cosa momentanea, altrettanto facilmente sarà invece definitiva. Queste righe le lascio qui, alla mercè di spioni amici guardoni gente semplice e fancazzisti di internet. Ho molto da fare questo periodo, e sto indirizzando la mia vita verso scommesse non facili. Con protagonisti ignari, e a volte contrari. Sono giovane e sto decidendo come se avessi quarant’anni, e forse non sono più giovane come pensavo ed è il caso di prendersi un po di questa maturità che dovrei avere. Quindi ciao a tutti, anche se da qui vuoi un po’ perché scrivo sempre meno vuoi perché c’era un mondo ma s’è disintegrato contro il tempo non passa più molta gente. Spero un giorno di riscoprire il piacere di lasciarsi andare alle parole, senza misurarle o volerle usare per nascondersi, o uno qualsiasi delle migliaia di funzioni che possono avere. Grazie di tutto, a me, a voi, a chi mi sta vicino, a chi se n’è allontanato, a chi fa su e giù, prende un caffè e poi sparisce. E’ un bello sport, fidatevi.

E giacchè rileviamo qualche dettaglio và. Mi chiamo Raffaele, ed è inutile sviolinare la semilunga lista dei miei soprannomi, anche perché il web è grande e bene o male è collegato al mio lavoro, e svaria gente che ne è coinvolta non mi piace entri nella mia vita. Anche se attraverso un blog. Vengo dalla provincia di Lecce, ma al momento sono di passaggio spero.non.stabile su milano, al politecnico, nelle serate, in rotazione sui giradischi, sulla mia sedia ikea “stefano”, su treni aerei o su uno scooter autore di questo blog, betzo. Insomma, in giro. Venerdi lo porterò a fare il tagliando. E inizierà qualcosa di nuovo anche per lui. Fondamentalmente la sensazione di poter frenare, e di averne addirittura due, di freni. Sensazione nuova, per lui. E anche per me. Anche quando non vado in scooter.

Un saluto al volo a tutti, primi fra tutti mau, tommy, anju, buffalo, landi, geck, e tutta quella gente amica e non che passa di qui e legge. Un bacio a lei, che mi sta accanto, o almeno tenta, e ai miei pensieri che non hanno mai raggiunto queste pagine. Questo non credo sia un addio, probabilmente un giorno tornerò. Chissà forse domani domani, o se davvero son bravo a sognare forte, sullo scaffale di qualche piccola libreria di quartiere. Ma questa sarà un'altra storia. E di storie qua su non ce ne sono più.


Postato da: betzo alle 22:02 | commenti (7) | visioni, insulti saltuari, cose superflue, polygonate, girovaganze

giovedì, 04 maggio 2006
questione di armadi

Non scrivo più e i motivi sono tanti. Sarà perchè viaggio molto ultimamente, da e verso un punto ben definito nel mio cuore e l'amico mac mi accompagna e io ci scrivo dentro ma niente che poi verrà pubblicato qui. Sarà perchè sto crescendo, sto dimagrendo, e se fossi un saggio vecchio come son sempre stato fino ad ora direi che arriva un punto, o svariati punti nella vita in cui si mettono da parte alcune cose e se ne fanno di altre. Io ho ricominciato a frequentare l'università, e ho un obiettivo abbastanza netto e tento di raggiungerlo. Perchè mi apra la strada ad altri. Ho ancora le mie paure, certo, e sono molte, e per quanto se ne accantonino alcune altre escono da sotto il tavolo e tento di tenerle lontane. La stanchezza non fa cosi paura come prima, anche perchè chi mi sta accanto impara un po' a non esserne spaventata e stringe i denti e rimane. Sono scontroso ultimamente, penso molto a me, e un po di meno agli altri e per questo magari mi scuso con qualcuno ma ho un po di priorità saranno presuntuose ma stan là e voglio rispettarle. Ho incominciato a vedere un futuro, una casa, c'è qualcuno che dice che mi ama e io forse le credo, e non smetto di ripeterglielo. Fino alla noia molte volte. Ora vado in università, porto una data d'esame a casa e prenoto un altro aereo. E lo so il respiro mancherà sempre in quei tre quarti d'ora di pausa in cui non sai mai quando e soprattutto se chiama e se le va ma va cosi, 7 mesi son passati e ci si dirige verso l'ottavo tra un concerto e forse ancora una volta venezia. Intanto c'è stata Roma, con i suoi occhi vivi da bambina e non poteva mancare qualcosa che li per li quasi pressappoco forse rovinava tutto, ma va cosi. Stringo i denti, mi fido delle parole, e vado avanti. Un saluto a tutti.


Postato da: betzo alle 12:08 | commenti (1) | polygonate, girovaganze

lunedì, 27 febbraio 2006
impotenze

La sensazione di impotenza ammazza chiunque. Non c'è bisogno che ve lo spiego io, che già è tanto se mi leggete. Io oggi quasi a comprovarlo ancora l'ho ritestata ancora una volta. Come? Non ve lo dico, è un blog, mica per forza una finestra sul meravoglioso mondo dei cazzi miei.. Diciamo solo che comunque ho testato che non è piacevole. In ogni caso, la sensazione di impotenza è logicamente secondaria a quella della mancanza di soluzione. Credo esista un termine italiano per dirlo ma guai a saperlo mo.. non sarei ignorante come sono. L'attimo in cui un problema si dichiara tale e l'unica cosa da fare è "andiamo avanti", se ti va, prima o poi si risolverà, e se non si risolve s'andrà ancora un po più in là. Come ingegnere o ridicolosamente aspirante tale (giusto oggi m'è stato detto "te avresti potuto sfondare in qualsiasi lavoro al mondo tranne che in quello che stai facendo"... là) la soluzione la cerco sempre. Ma a volte la soluzione sta nel non trovarla. Put it on hold on, e via. Resti in attesa per non perdere la priorità acquisita. E via di musichette del cazzo fino a notte fonda! Che bella l'invenzione del punto esclamativo, ne metterei a sproposito.

E daje, che è tardi, si son finite l'ultime cose e domani tenterò di avvicinarmi a sta laurea, con tutto quello che comporta. ta tà.


Postato da: betzo alle 02:39 | commenti | girovaganze

la novità è perloppiù scarsa

Come magari qualche vispo nota, è cambiato il template. anzi, la combinazione di colori. Un passo alla volta, questa fa cagare, per'altro mi si è aggiornato il colore del testo solo di alcuni posts, piano piano provvederò a far funzionare tutto e a non urtare la sensibilità dei vostri occhietti cari carucci, cecatevi. Da buon cinico oggi pensavo odio i blog, poi da manuale ho pensato cazzo io ho un blog, e m'è tornata in mente una battuta del nuovo spettacolo di Albanese che citava "io non ho nemmeno una password". Io si, ne ho a palla, e ovviamente, in barba ai principi di sicurezza acquisiti in anni e anni di web è pressocchè la stessa per tutto, dal conto in banca all'email scrausa inutilizzata. Navigavo in giro per la rete e mi sono imbattuto nella donnapolaroid che dai suoi 26anni (ehmehm citare l'età di una donna è maleducato come chiederla?) riassume il mio stato d'animo pre.esame: ".. sono in uno di quei momenti in cui mi sento l'unica ex liceale promettente di un corso X che è rifinita a fare la casalinga con sette figli .." e divagazioni varie sul tema. Ora, da ste pagine trasuda angoscia tristezza e sgomento e tutte quelle cose che rendono blog e diari per lo più o incredibilmente simili o incredibilmente noiosi ma, senza voler primeggiare su tutti i colleghi di noia, sinceramente me ne frego alquanto. Come da buon luogo comune scrivo per autoreferenzialità e sfogo personale e quindi carburo parole li per li senza tanto pensarci. Che poi è da un qualche giorno che tra un simpson e un altro penso di chiuderlo sto blog, e ricominciare le vecchie emai, riallacciare rapporti con gente che non vedo e non scrivo da mesi e soprattutto ditemi un po' sta cosa che i post devono essere concisi senno si perde l'attenzione del lettore. Una sorta di buonissimo bicchiere di vino ma guai a scolarsi la bottiglia. ma vaffanculovà.
Comunque, come accennavo prima, andai ordunque a questo spettacolo d'albanese, psycoparty, teatro smeraldo. Con betzo, ovviamente, e stefano che si prestò alla novità del teatro. Che poi, parliamone, Betzo, è uno scooter. Molti lo sanno, qualcuno fino a mo' l'aveva intuito, ma si tratta di quello. E cosi su due righi sputtano tutto? Ma si dai, facciamo conoscere il tutto.
Betzo è una sorta di sostituto momentaneo della Betzy, la mia automobilina (già sta cosa di dare il nome alle cose -per'altro solo betzo e betzy hanno un nome e vorrei precisarlo- mi fa sembrare alquanto infantile, poi scrivere automobilina è proprio un invito a cena al pregiudizio...) che sta a casa mia, dall'altra parte d'italia. Una 500, non modello classico, una verde metallizzato relativamente nuova, che più che altro è il sinonimo fisico e tangibile della mia indipendenza, mentale (per quanto ci si possa credere), diciamo intellettuale, fisica, e se vogliamo in parte economica; oltre a tutta una serie di ricordi vite rischiate notti insonni e notti di dormite al volante e posizioni scomode e lividi e alcool e viaggi in improbabili vie e la salerno reggiocalabria a sfidare la tempesta e tutte quelle piccole cose che solo chi nella betzy c'è stato sa. A milano la betzy oltre ad essere un lusso che non posso avere, non c'è mai arrivata, e ci sta betzo. Che nel traffico mi rende comunque agevole lo spostare queste annose membra e mi dona una sorta di indipendenza che dopo anni di mezzi pubblici e orari imposti apprezzo. Tuttavia betzo non essendo solo un oggetto, ma una sorta di proiezione della mia indipendenza anche dal dizionario italiano visto che uso i termini a caso perchè non mi vengono quelli giusti, ha quindi una sua identità se vogliamo anche solamente una sorta di pretesto e un gioco di terza persona che mi aiuta a scrivere. Oltre al fatto che Betzo comunque ha un volto e delle sembianze ed è esattamente l'omino alla bottiglia che controlla tutto da li su. Bel pippone no? Beh, ora che sapete tutto, preparatevi, il resto vi sembrerà noia.


Postato da: betzo alle 02:19 | commenti | insulti saltuari, cose superflue, girovaganze

giovedì, 19 gennaio 2006
Saltare il muretto, il secchio, o il fosso

E cosi non mi hai più scritto. Sarà che non ispiro simpatia, sarà che ti manca il piano di amelie e hai deciso di non scrivere più. C'eri quasi, dovevo solo non sparare cazzate, magari tacere avrebbe aiutato. Sarebbe stato divertente, per dirla alla buffalo, strano, che è un po un misto tra divertente bello e inaspettato. E poi forse perchè dopo anni sfondare questo muro delle cose serie, lascialo là. Che nse sa mai cosa è meglio o forse no. Vabbeh, può darsi che solo hai rimandato di scrivermi, ma per quel poco che ti conosco, hai floppato alla fine. Certo per l'incerto, aschia immanente, e via verso la soluzione più logica. E si che stavolta la carica ci stava. Forse solo un po di circostanze mancavano. Io che per una volta non posso, ho da fare. Non era mai successo, potrai perdonarmi? Chissà. Intanto non rompere i maroni, e visto che il tuo telefono ovviamente è spento, slega sto numero locale e muri muretti e pilastri di cose serie non impediranno che scendo al callcenter e ti faccio na telefonata no? Giusto che la prossima volta che stai per porre fiducia in me non tentare di floppare, anche se sai che comunque apparenze di buon samaritano a parte sei una delle pochissime persone per i quali ci sarà comunque e sempre una prossima volta. Notte anche a te, anche se al massimo stai cenando.


Postato da: betzo alle 00:45 | commenti (1) | cose superflue, girovaganze

giovedì, 05 gennaio 2006
partenza o ritorno

Anche se ancora non sono uscito dalla vasca da bagno, mi manca il mare più di qualsiasi respiro...


Postato da: betzo alle 09:43 | commenti | visioni, polygonate, girovaganze

sabato, 03 dicembre 2005
catamarano da neve in città

a gambe tese, a pochi millimetri dall'asfalto. braccio aggrappato all'accelleratore, e al dolore dei guanti duri come marmo. piccoli fiocchi di ghiaccio e neve mi si conficcano nelle guance e sopra gli occhi. l'importante è non frenare, mai. andare e scivolare, accompagnare la derapata. betzo ha dato il meglio di se, e io a gambe divaricate e tese tipo catamarano sulla neve di milano su di lui siamo un spettacolo che deve aver fatto sorridere più di qualcuno. e l'alcool sicuro faceva sorridere noi. ps: ci siam tuttavia salvati, mancavi giusto.


Postato da: betzo alle 02:32 | commenti (1) | girovaganze

giovedì, 01 dicembre 2005
M'ha chiamato Asia

Parlare di se, fino a prova contraria è autoreferenzialità. Credo che cmq, e non è un autogiustificarsi, almeno credo, che una dose di autoreferenzialità faccia bene. Perchè se non si parla di se, un poco, non si ha coscienza di esistere. E parlare di se, in modo scritto, per me, è un po parlare con me stesso, un secondo interlocutore che mi dice come sono (cosa che da molta gioia a qualsiasi persona) ma che mette in luce anche i difetti. E sopratutto, non ha quello che un interlocutore esterno ha, cioè le pause. Il "pendere dalle labbra", che, per quanto mi riguarda, è un fattore massacrante.
Al momento, prima di avventurarmi nei meandri di questo schermo bianco bordato di grigio son contento, perchè ho saputo una notizia. La mia vicina (abita sopra di me, a galatina, villetta trifamiliare, noi sotto, 2 appartamenti sopra) ha adottato una bambina. bulgara. Asia. Il suo nome. Quello vero. 2 anni, da un orfanatrofio. 1 settimana là, sbrigate la pratiche, il primo abbraccio, il ritorno al mio paese. I signori in questione si chiamano, e con questo vorrei fargli un piccolo tributo, g***** e t***** (in realtà Pina, ma tutti da sempre la chiamano t******, perchè a quella piccola figura dolce e bionda ma al contempo tagliente non si poteva dare un nome più sbagliato). Asia ha 2 anni, capisce il bulgaro, sa dire solo grazie. Qui verrebbero in mente mille immagini di films e motivi psicologici e avvenimenti probabili per cui sa dire grazie, che sia un modo insegnato dai tizi dell'orfanatrofio per farla accettare in italia, ma questo farebbe pensare anche alla fortuna di questa bambina, agli altri che son rimasti là, ai destini fatualmente decisi, e questo restringerebbe il cuore. E non voglio farlo. I fatti narrano che nel gioco era uso farsi dare da lei delle cose, e poi ridargliele su sua richiesta, e lei rispondesse con un grazie.
Bene, mia madre era commossa, e la cosa che riesce a far commuovere mia madre è la tenerezza. Dice che è una piuma, il che credo impliciti il "le han dato poco da mangiare", anche se non è tipa da pregiudizi facili. Che ha due occhioni dolcissimi, e io ho pensato a quelle bellezze dell'est che ti stregano col lo sguardo.Ma aveva poco a che fare con una figura di una bambina, e tento di non pensarci.Era commossa anche perchè mia sorella, coi bambini (bambini mo, credo abbiano intorno ai 10-13 anni) dell'altra coppia, n****a e se non ricordo male, p***a, aveva riempito la scala di palloncini, fatto una megascritta a "lettere colorate grandi", che magari detto cosi non fa niente, però immaginatevi vostra madre che ve lo dice con un sorriso di imbarazzo sul volto e la voce un po strozzata, "benvenuta". Pensavo che nel vivere vicini, molte volte, non ci sia niente di diverso dal giorno prima al giorno dopo.
Un'aspetto fondamentale è che siamo amici, dove vivo io, un'amicizia non sincerissima, perchè a viver vicini ci sono inevitabili contrasti, ma si va avanti insieme. T*****a me la ricordo a casa mia da sempre, o meglio, svariati anni. Più giovane di moltissimo di mia madre, quasi una figlia, si son passate varie vicende insieme. Insomma, si vive no? in tutto quello che può significare.
Bene, io son contento.Perchè quando tornerò a casa mia ci sarà una novità.Ed è una novità bellissima, una di quelle cose che ti dici "mo ricominciamo".Che ti segnano una tappa, da oggi c'è Asia, a casa mia. Non stronzate come laurea, diploma, esami, date fittizie che un giorno scorderai. Ma una data vera, che significa qualcosa. Non è una sorella, ma un po è come se lo fosse, oggi asia è entrata nella nostra vita.
Mia madre, a cui tutti da sempre (fratelli, nipoti, pronipoti) affidano i figli, lei, + giovane di varie sorelle, in un qualsiasi modo "giovane" anche nella sua età, è la mamma della famiglia. E noi, per svariati anni abbiam vissuto con bambini per casa, notti insonni, e mio padre, che coi bambini, nel sonno, non è portato come mia madre.Ma ognuno si sforza come può .Cmq, son contento, e quando mia madre mi raccontava l'emozione di vedere gli occhi di Asia strabuzzati di fronte ai palloncini, d'istinto mi diceva "pure te eri come una piuma non mangiavi mai" ma molto crudelmente gli ho strozzato le malinconie dicendole "bene mo torni a essere la babysitter".Perchè intanto, nipoti e pronipoti e figli vari, son cresciuti, ed era, fino ad ora, un periodo di magra.
Fino ad oggi.

E' passato più di un anno da quell'ultimo oggi, questo è il secondo natale di Asia a casa mia. Ne son successe di cose, molte non felici, compresa una spero momentanea separazione dei due genitori. L'altro giorno ha chiamato qui a Milano, per parlare con mia sorella, e ci ha un po fatto sorridere imbarazzati tutti. Ricevere una telefonata da una bambina può sembrare cosa semplice, ma suona spesso inaspettata, nel senso vero della parola. Cosi mi so ricordato che quel momento l'avevo fermato, e per quanto si meritasse di esser più felice, non è detto che non lo sarà. Saluti. ps: Asia non conosce betzo, la sua esistenza e i suoi prodigy, ma conosce betzy, l'originale, e si ricorda di me come abitante della macchinina verde, non della casa. Per lei, in casa c'abita mia sorella, e si sorprende quando vede anche me dentro Comunque, conosce betzy, e per questo nei suoi pochi anni è già un passo avanti a voi.


Postato da: betzo alle 16:08 | commenti (3) | polygonate, girovaganze

lunedì, 21 novembre 2005

E' la cosa più scontata del mondo, e la più ricercata in assoluto. Sono sazio di carne patatine e quant'altro sembri un pranzo felice, vergaus dorme sul divano in una posa a dir poco puerile e un aereo atterra da tutt'altra parte. Non hai preso tutto, devi tornare. Se non altro per la febbre che mi hai lasciato, a scartare giorni di stanchezza kilometri filmati e sorrisi. Venezia è bella, tu la conoscevi, io meno, ma un tramonto col kinder pinguì al rialto era quel che ci mancava. E poi, non la conoscevi, altrimenti avremmo fatto a meno di indicazioni e di perderci ripetutamente nelle calle, o calli, o comunque vicoletti incredibili dove vivono i nani che parlano quel dialetto strano senza le vocali finali. Voci di proiezione da correggere, amicizie da approfondire e una carezza di claudia gerini han fatto il resto. Pure vicenza è bella, se non per salite treni della speranza e amicizie non mie. Il resto dopo, quando altrove può darsi  solo sarò.


Postato da: betzo alle 15:45 | commenti (3) | girovaganze