Betzo

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mercoledì, 17 maggio 2006
questione di punte

Ho notato che sono un po di mesi che ci incontriamo. Ti trovo di solito sotto al portone di sinistra, tra due grondaie che scendono dal tetto. Ti becco spesso in cima a una scalinata, e mi ritrovo a guardarti da là, con gli anni fermi là. Ho notato che al citofono di casa tua non chiedo più di te. Dico il mio nome, basta. Infastidisce un po chi è dall’altra parte, forse no, forse ti incontro cosi spesso che sembro di casa.

Ho notato che è strano che ti incontro. Sulla punta della mia lingua, sia che tocchi la tua sia che tocchi le mie parole. Notavo che sono dall’altra parte d’italia, eppure ti incontro, in una viuzza con un senso solo di solito semplice parcheggio per negozi, senza perché.

 

Ho notato che ti trovo seduta dentro a un bagno, ogni tanto, e non ho imbarazzo a entrarci e farti una carezza, mentre ti incontro sulla punta delle dita. A volte t’ho notato anche tra le dita, mentre non riesco a unirle che un calore tra di esse mi infiamma il cuore l’anima e mi scalda. M’accorgevo che non sono più freddo e calmo e riposato, e ti incontro su un telefono chiuso di fretta e con fastidio o aperto nel momento più sbagliato. Ho notato che la parola sbagliato ha assunto una serie di significati diversi.

 

Ho notato che non vivo più d’orgoglio, e che fuori dalla finestra dei lampi squarciano il cielo. Ho notato che non ho più benzina nel cervello, e te dici che sei quella del mio cuore. Ho pensato che è un serbatoio pericoloso. Non ha l’indicatore del livello. Quando finisce che si fa?

Ho notato che sono pericolosamente scoperto dal lato vero della mia anima e che ne ho una sai? Era là ferma su un divano verde vari anni fa. Pensavo che saresti stata tu la prima, e li c’avevo ammazzato i miei sogni. M’han detto che stanno ancora là, anche se forse avrai notato, non mi ci siedo più.

 

Ho notato che non ricevo più lettere piene di sentimenti, sforzati in una riga d'inchiostro, e tentando di nasconderli là, come farli vedere e come negarli, che diciamo che non c sono. E ho notato che a me le lettere escono dalle dita con una facilità che erano anni e notti sullo studio nascosto dietro a un computer a scrivere e cancellare quelle lettere perchè ero giusto. E forse era meglio lasciarti il sorriso quando t'avrei consolato ancora una volta.

 

E niente, notavo che ho messo su ligabue, e non l’avrei mai fatto. Ho notato che mi sento di troppo, ma vincendo questa sensazione resto qui. Che magari forse a qualcosa servirò. O qualcosa ruberò.

E poi ho un desiderio. Poi un giorno te lo dico, se riesco a dire tutto.


Postato da: betzo alle 21:46 | commenti (1) | visioni, polygonate

giovedì, 04 maggio 2006
questione di armadi

Non scrivo più e i motivi sono tanti. Sarà perchè viaggio molto ultimamente, da e verso un punto ben definito nel mio cuore e l'amico mac mi accompagna e io ci scrivo dentro ma niente che poi verrà pubblicato qui. Sarà perchè sto crescendo, sto dimagrendo, e se fossi un saggio vecchio come son sempre stato fino ad ora direi che arriva un punto, o svariati punti nella vita in cui si mettono da parte alcune cose e se ne fanno di altre. Io ho ricominciato a frequentare l'università, e ho un obiettivo abbastanza netto e tento di raggiungerlo. Perchè mi apra la strada ad altri. Ho ancora le mie paure, certo, e sono molte, e per quanto se ne accantonino alcune altre escono da sotto il tavolo e tento di tenerle lontane. La stanchezza non fa cosi paura come prima, anche perchè chi mi sta accanto impara un po' a non esserne spaventata e stringe i denti e rimane. Sono scontroso ultimamente, penso molto a me, e un po di meno agli altri e per questo magari mi scuso con qualcuno ma ho un po di priorità saranno presuntuose ma stan là e voglio rispettarle. Ho incominciato a vedere un futuro, una casa, c'è qualcuno che dice che mi ama e io forse le credo, e non smetto di ripeterglielo. Fino alla noia molte volte. Ora vado in università, porto una data d'esame a casa e prenoto un altro aereo. E lo so il respiro mancherà sempre in quei tre quarti d'ora di pausa in cui non sai mai quando e soprattutto se chiama e se le va ma va cosi, 7 mesi son passati e ci si dirige verso l'ottavo tra un concerto e forse ancora una volta venezia. Intanto c'è stata Roma, con i suoi occhi vivi da bambina e non poteva mancare qualcosa che li per li quasi pressappoco forse rovinava tutto, ma va cosi. Stringo i denti, mi fido delle parole, e vado avanti. Un saluto a tutti.


Postato da: betzo alle 12:08 | commenti (1) | polygonate, girovaganze